Ciao Caterina, innanzitutto volevo ringraziarti per avermi coinvolto in questo bellissimo ed interessante progetto della ‘Terlaina’. Per chi non mi conosce sono Emil, detto anche ‘Paito’ per gli amici. Sono, e sarò sempre, molto legato al nostro Altopiano della Vigolana e scusate il cameratismo, ma in particolare al mio amato paese di Bosentino. Ho studiato ingegneria meccatronica a Trento e mi sono laureato nell’aprile del 2019. Subito dopo la laurea son partito con destinazione Perth, Australia Occidentale e qui ahimè, vi ci son rimasto.

Devo ammettere che non ho mai visto l’Australia come destinazione dei sogni o come viaggio nel cassetto dei desideri. Tutto è partito da quando un mio caro amico si è trasferito dall’Egitto all’Australia, invitandomi a raggiungerlo per una visita. Quindi, sono arrivato qui, come tutti i ragazzi della mia età, con un visto di vacanza-lavoro (working Holiday visa), pochi soldi, ma tanta voglia di ampliare le mie conoscenze ed orizzonti. Dopo aver passato alcuni mesi lavorando come lavapiatti in un ristorante per migliorare il mio inglese, mi è stato offerto uno stage lavorativo all’interno di un’azienda che si occupa di consulenza ambientale nell’ambito marino.

Ho quindi dovuto reinventare la ruota con me stesso. Sono passato dalle montagne al mare in senso metaforico, fisico e mentale.

Passare dalla meccatronica all’oceanografia non è così scontato ma nemmeno così impossibile. Sono due discipline fondamentalmente diverse ma unite da una cosa fondamentale, la fisica! Ebbene si, matematica e fisica son le due parole d’ordine per entrambe le professioni. Nel mio primo periodo di stage (e tutt’ora) ho dovuto studiare molto e costantemente, per acquisire la conoscenza di base necessaria per poter lavorare in questo campo. Non solo ho dovuto imparare l’utilizzo di un’altra lingua ma anche a plasmare le conoscenze acquisite durante il mio percorso di studio, per adattarle a questo campo che ai miei occhi era finora sconosciuto. Una delle cose che mi hanno colpito in primo luogo e che mi han spinto a continuare su questa strada è il mistero che l’Oceano riserva, ed il fatto che conosciamo solamente una minima percentuale di ciò che accade e vive laggiù. Perciò, ho deciso che voglio attivamente partecipare alla lenta ma sorprendente scoperta di questo mondo sconosciuto.

Che lavoro fai e perché è collegato alla giornata mondiale degli oceani?

Il mio lavoro attuale si occupa principalmente di protezione ambientale, facciamo da consulenti ad aziende nel settore petrolifero, minerario e portuale per limitare e regolamentare il loro impatto sull’ambiente. Mi occupo in particolare di oceanografia e ‘metocean’, ovvero tutto quello che riguarda il lato fisico dell’oceano, passando dalle onde, alle correnti fino a studiare a quale profondità penetra la luce utile ai coralli per sopravvivere. Uno dei compiti principali del nostro reparto oceanografico è quello di studiare, analizzare ed interpretare, dati e misurazioni raccolte durante il nostro lavoro sul campo. Questi dati poi serviranno ad informare dei modelli previsionali che andranno a stabilire se e quanto una determinata azione di antropizzazione, va ad impattare l’ambiente marino.

Un’altra parte fondamentale del nostro lavoro è la cattura ed interpretazione di dati riguardanti specie marine di pesci, mammiferi, polipi (coralli), spugne, fanerogame (erba marina, chiamata seagrass in inglese) ed alghe. Tutte queste informazioni ci permettono di classificare diversi ambienti marini e capire quali potrebbero essere le azioni per conservare l’ecosistema oppure anche solo per fare un cosiddetto censimento di specie ed habitat.

Ci racconti un aspetto che ti piace tanto del tuo lavoro?

Ci sono molti aspetti di questo lavoro che mi piacciono e che mi attraggono molto. Una delle cose più affascinanti ma anche più dure del nostro lavoro, sono le operazioni sul campo. Sono spesso sinonimo di giornate lunghe, permanenze a bordo di barche da lavoro (non ci sono camerieri/e che portano cocktail ???? su vassoi argentati mentre ti godi la brezza a prua), problemi tecnici da risolvere con limitate risorse (qualche parolaccia), ma anche tante soddisfazioni. Generalmente le operazioni svolte durante questi viaggi prevedono il posizionamento di strumentazione nell’oceano, in zone spesso molto remote e che possono presentarsi con condizioni di mare a volte avverse. Si ha però quasi sempre l’occasione di vedere infiniti tramonti, luoghi sconosciuti, vita marina e paesaggi di costa mozzafiato. Inoltre, è proprio durante queste attività sul campo dove ti senti più a contatto con il mare e riesci quasi a percepire il sottile equilibrio che governa questo ecosistema che occupa la gran parte del nostro pianeta.

Quasi però come una contraddizione una delle cose che amo meno, o che forse, è solo una questione che mi ci devo ancora abituare a pieno, son le lunghe permanenze su barche in mare aperto (off-shore). Non avevo mai sofferto di cinetosi (mal di mare) in vita mia, ma ho presto scoperto cosa significhi, dal momento che ho svolto le mie prime due settimane su di una barca in mare aperto ed avverso. Quella volta mi sono anche risposto da solo del perché i marinai sono spesso descritti come caratteri burberi e grezzi, forse è proprio il mare stesso che ti forgia ad essere irritabile? Nessuno lo sa, ma sicuramente una barca/nave in mare grosso non è un giardino zen! Se presa con filosofia però, la si può anche vedere come una corsa che dura ininterrottamente per più giorni sulle montagne russe di Gardaland.

I mari e gli oceani sul nostro pianeta sono un patrimonio inestimabile. Formano degli ecosistemi che danno da vivere a quasi tutti gli esseri viventi del pianeta. Si potrebbe scrivere una lista infinita di cose su cui il mare ha un’influenza e su quanto sia fondamentale preservarlo. Per noi gente di montagna, queste masse d’acqua ci sembrano così distanti dalle nostre vite che a volte ci diamo forse poco conto, ci soffermiamo su eventi locali senza però interrogaci da cosa questi sono influenzati in un contesto allargato oltralpe. Il riscaldamento globale è un esempio lampante e di cui tutti noi ne siamo al corrente, ci soffermiamo spesso sullo scioglimento dei ghiacciai e sull’impatto atmosferico. Come nelle alpi, uno dei luoghi in cui questi cambiamenti sono più evidenti è proprio nei nostri mari, dove le temperature medie di superficie sono in media più elevate. Questo porta ad un maggiore scambio di energia con l’atmosfera che conseguentemente porta ad eventi meteo sempre più estremi rispetto alla media di cui siamo abituati. Anche le specie marine ne risentono, infatti alcune delle nostre barriere coralline presentano fenomeni di sbiancamento (bleaching) sempre più frequenti, questo dovuto ad una combinazione di eventi che alterano determinati parametri dove la temperatura è una delle variabili.

È proprio in questi casi dove le misurazioni di parametri chimico fisici ci permettono di capire quali sono gli eventi principalmente collegati a queste repentine variazioni delle proprietà dell’acqua, che poi vanno ad impattare la vita subacquea. Il monitoraggio delle specie marine però è importante quanto il monitoraggio dei parametri dell’acqua. Una delle cose migliori del nostro mestiere è forse proprio quella del monitorare i pesci, coralli e mammiferi marini. Ad esempio, le aree dove le tartarughe marine depongono le uova, sono sempre di alto interesse per lo sviluppo costiero, dal minerario al turistico. Fortunatamente però ci sono delle regolamentazioni che prevedono la valutazione e la conservazione di queste aree, dove una volta all’anno si svolge la magica schiusa delle uova di tartaruga. Lo si può descrivere come uno spettacolo romantico ed allo stesso tempo horror, si perché le povere tartarughine appena nate son spesso preda di gabbiani o pesci pronti a banchettare vicino a riva! ????

Un habitat molto particolare e fondamentale da molti punti di vista son le praterie di fanerogame. Questa specie di erba subacquea va a formare dei veri e propri prati sottomarini dove una moltitudine di pesci, mammiferi marini e specie viventi vi si cibano o ne traggono riparo. Questi vegetali funzionano esattamente come l’erba nel vostro giardino, ovvero assorbono la luce del sole (per questo si trovano in acque pulite e poco profonde) e svolgono la fotosintesi clorofilliana, restituendo un sacco di ossigeno alla nostra atmosfera!! Una particolare sotto-specie di delfino ne trae molto vantaggio da queste praterie, infatti i Dugonghi sono dei particolari mammiferi marini erbivori che si cibano principalmente di queste piante acquatiche. Di questi animali si può dire che sono praticamente l’equivalente delle nostre mucche! Sono molto carini e hanno una pelle che è tendente al rosellino, sono una specie protetta e di cui bisogna preservarne l’ambiente il più possibile. Per questo ci sono delle strette regolamentazioni a riguardo di dragaggi dove si può impattare questi ecosistemi di piante sottomarine in maniera molto limitata.

Come ultima curiosità vorrei parlare degli abissi, perché è laggiù oltre i 2000m di profondità dove accadono molte cose che se viste si penserebbero appartenere ad un altro pianeta. Onde subacquee gigantesche, forti correnti marine, altissime pressioni, buio e basse temperature ne fanno da padrone. È un’ambiente veramente inospitale dove esplorarlo richiede più energia e tecnologia che esplorare lo spazio! Perciò non sorprende che non si sappia ancora molto di cosa accada laggiù, anche se l’avanzare delle tecnologie ci sta permettendo sempre più di allungare le nostre mani ed i nostri occhi nelle profondità degli oceani. Una cosa che mi ha colpito molto del mare profondo è come vengono studiate le specie di pesci ed esseri viventi. Non è certo come andare a pesca al lago dove prendere una trota per quanto impossibile sembri, una volta affinata la tecnica è abbastanza semplice. Tutta la vita degli abissi è nata e cresciuta in una zona per noi inospitale, di cui non abbiamo il minimo concetto o immaginazione. Per questo andare a pesca dei “mostri degli abissi” è molto più difficile di quel che si pensa nonostante le tecnologie di cui disponiamo. La continua scoperta di nuove specie è quindi dettata dalla continua evoluzione delle tecniche di ricerca, perché seppur molto più rara, è pieno di vita anche là in fondo. Una volta pescato un pesce degli abissi è impossibile studiarne i comportamenti, perché per portarlo a bordo della barca per poi studiarlo lo ucciderà. Infatti non riuscirà a sopravvivere l’ascesa verso la superficie, in poche parole, per quel determinato essere vivente le miti temperature superficiali e la piacevole pressione atmosferica è per loro letale.

Potrei concludere dicendo che si potrebbero leggere mille libri riguardo agli oceani e non finiremmo mai di imparare o stupirci di loro. È fondamentale però che ognuno di noi si prendi cura di questi immensi ecosistemi o che quantomeno sia al corrente di quanto importanti ed impattanti siano per la nostra singola esistenza. Purtroppo, la ricerca negli oceani e dei fondali sottomarini è un qualcosa che coinvolge tecnologie e costi secondi solo alla ricerca spaziale, e ciò ne limita molto le possibilità di capire i problemi e conservare i nostri mari. Spero però, che la prossima volta che andate al mare con i vostri amici o la vostra famiglia, possiate guardare a quella moltitudine d’acqua con un occhio un po’ più attento e forse grato della loro esistenza.