L’avidità e la mancanza di compassione sono caratteristiche che ricorrono nella storia dell’umanità e vengono spesso impiegate come monito di sciagure nelle leggende che si tramandano da una generazione all’altra.

Chi non si ricorda la novella “la roba” di Giovanni Verga? Il cui protagonista Mazzarò accumula ricchezza su ricchezza diventando sempre più avaro salvo poi rendersi conto in procinto di morte di non poter portare con sé tutta la sua “roba”.

La leggenda vuole che al posto del lago di Caldonazzo vi fossero due paesi, Susa e Caldòn, i cui abitanti erano benestanti e avidi a tal punto che era proibito dalla legge concedere la carità ai mendicanti.

Un giorno si presentò a Susa un bisognoso, le cui richieste vennero rifiutate in malo modo ed egli fu cacciato via. Il povero si diresse quindi a Caldòn, dove subì lo stesso trattamento; solo una vedova e suo figlio ebbero pietà di lui e gli diedero ospitalità. Dopo essere stato sfamato egli avvertì i suoi benefattori di rimanere in casa qualunque cosa accadesse e di non aprire le finestre sino al giorno seguente. Quella notte sui due paesi si scatenò il diluvio, e cadde tanta acqua da sommergere Susa e Caldòn; venne risparmiata dall’inondazione solo la casa della vedova e del figlio e così, narra la leggenda, questa divenne la prima casa sulla riva del lago appena formato, che prese il nome di Caldonazzo.

Bibliografia:

– Francesca Roccabruna, Calceranica al lago. Publistampa Arti Grafiche, Pergine Valsugana – 2006