Questa è la seconda parte della storia dell’Orbo della Mandola. Giovanni gestiva il mulino da anni e aveva raccimulato un piccolo tesoro che teneva in un nascondiglio segreto. I due ladri, Fontana e Martinelli, volevano rubarglielo.

Era la notte tra il 25 e il 26 ottobre 1774, una giornata tempestosa e buia. Fontana e Martinelli si trovarono a mezzanotte lungo la strada per arrivare all’orbo della Mandola. Silenziosamente arrivarono fino al Mulino e appena pronti, bussarono bruscamente alla porta.

Il mastino fu il primo a sentirli e iniziò a ululare, precipitandosi alla porta per difendere la casa. Il mugnaio arrivò poco dopo e preoccupato chiese chi lo disturbasse a quella tarda ora. I due malviventi usarono la scusa di essere viandanti persi, provenienti dalla Valsugana e diretti a Trento, che avevano bisogno di un rifugio per la notte.

Lo scaltro Giovanni non ci cascò e li lasciò fuori. I due, oramai in azione, buttarono giù la porta, si sbarazzarono del cane e iniziarono a cercare il vecchio, che si era preparato e sparò ai due, colpendo Fontana ad una gamba.  Giovanni però fu successivamente colpito alla spalla e buttato per terra, lasciato lì in fin di vita.

I due ladri presero tutti i soldi e scapparono verso Trento.

Giovanni non fu ucciso, riuscì ad arrivare fino alla cucina, dove al mattino seguente i primi paesani che andarono al mulino lo soccorsero. Successivamente gli venne la febbre e data la sua età, l’aiuto del medico e del sacerdote non furono sufficienti e nel pomeriggio il signor Giovanni non ce la fece più e a 72 anni morì.

Venne avvisata l’autorità di Trento, che arrivò al mulino per indagare sul caso. Le autorità iniziarono a cercare i due assassini. I sospetti ricadevano su Martinelli, che non si era più recato a Centa dopo l’incidente. La polizia lo trovò a Volano in un bettola a divertirsi e subito fu portato al carcere di Trento.

Anche se lui negò per più settimane la sua colpevolezza, gli trovarono addosso monete uguali a quelle trovate nel mulino, che egli aveva dimenticato nella fretta, e per questo fu condannato.

Fu torturato, come era normale e abitudine per l’epoca, e finì per confessare il suo furto, denunciando anche il suo complice Fontana, il quale si era allontanato tanto dal Trentino e nessuno per mesi sapeva dove fosse andato, finché non si scoprì che l’uomo era finito  a Cavalzago e anche lui fu arrestato.

Per entrambi si decise per la pena di morte a Trento in piazza del Duomo.


Una triste storia che fece così tanto scalpore da essere ricordata anche oggi a malincuore. Del mulino non c’è più traccia oramai, ma si ricorderà sempre per la sua importanza.


Se ti sei perso la prima parte la puoi trovare qui: La storia dell’orbo della Mandola – prima parte

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